2010

mi trovate qui!!

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fino al 6 novembre, vi aspetto!

Barcolana 2010

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Oggi... sono tornato in sella !!!

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Per sognare un po'...

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NATIONAL GEOGRAPHIC Italia

Anche i commercialisti hanno un' anima

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... e fanno delle belle convention!

Plastiki

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Sono in navigazione già da 33 giorni e stanno attraversando l'Oceano Pacifico a bordo di un catamarano realizzato riutilizzando 12500 bottiglie di plastica. Il progetto si chiama Plastiki e l'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tamatiche legate all'inquinamento marino, soprattutto quello causato dai rifiuti di plastica.

theplastiki.com

e' iniziato!

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I mostri si studiano

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dall'inviato di Repubblica.it Marco Mensurati:

Vele come grattacieli Oracle e Alinghi esagerano

VALENCIA - Il mostro esce dall'acqua di mattina presto. Lo chiamano "Godzilla" ma gli starebbe meglio "Enterprise". Dell'astronave ha tutto, le forme, le dimensioni, le ali, il colore ma soprattutto quella velocità paradossale che da lontano sembra lentezza ma che quando ti avvicini non fai in tempo a cogliere un particolare, a riconoscere un viso.
Godzilla (il cui vero nome è Bor 90) è l'arma scelta da Bmw Oracle per affrontare Alinghi, il prossimo 8 febbraio, in quel duello in cui si è ormai trasformata la 33ª edizione della Coppa America. Ma è anche la barca a vela più veloce del mondo. I suoi scafi occupano lo spazio di un isolato e la sua vela, che poi non è una vela ma un'ala rigida, è alta come un grattacielo, "la più grande mai costruita dagli uomini", si gonfia il neozelandese Russell Coutts forse il velista più famoso del mondo. L'ha voluto lui, Godzilla. Per riprendersi la Coppa e, soprattutto, vendicarsi sul suo più acerrimo nemico, Ernesto Bertarelli, l'uomo che quella Coppa ce l'ha in bacheca e che nel 2007 lo licenziò costringendolo a rimanere fuori dalla competizione.
Se vuoi far impazzire un marinaio, tienilo lontano dall'acqua. A terra il rancore di Coutts è montato come una tempesta che poi è diventata uragano quando si è incrociata con la voglia di vincere del miliardario Lerry Ellison (il 4° uomo più ricco del mondo), ora è anche proprietario del torneo di tennis di Indian Wells. "Lo so, lo so, voi direte che non è più vela, e forse avete ragione, però dovete ammettere che è una ficata pazzesca", ride Coutts togliendo il velo dal suo gioiello. Sono le 8.30 di mattina. L'ala, il cuore di Godzilla, risplende al sole come un gigantesco coltello: è alta 68 metri ed è un tutt'uno con l'albero che ha il diametro di un pulmino. Per issarla ci vogliono quattro ore di lavoro, due gru, sei gommoni con tre motori da 150 cavalli ciascuno, una quarantina di uomini e una pilotina.

Poi si alza il vento, e allora si capisce che per Godzilla navigare è qualcosa che sta a metà strada tra "esplodere" e "decollare". L'ala si accascia su un fianco e Oracle schizza via. Due dei tre scafi emergono come mostri marini e s'innalzano per venti, trenta metri. Con una decina di nodi di brezza Godzilla può arrivare a farne trenta di velocità. Come se una macchina di Formula 1 facesse 600 all'ora.
La Coppa America è da sempre anche una guerra di spionaggio. Lo è anche questa volta: i duellanti che hanno speso 200 milioni di euro a testa per fare due, al massimo tre regate, certo non potevano risparmiare sui mezzi "informativi", e così l'acqua di fronte al porto ribolle ogni giorno delle scie dei gommoni spia, nell'aria baluginano i raggi laser e il cielo è pieno idrovolanti in perlustrazione ed elicotteri. Ma per un attimo, quando Godzilla esce dal porto, tutto si ferma.
All'improvviso all'orizzonte compare la sagoma di Alinghi. Le due imbarcazioni si avvicinano a una velocità ferroviaria. E finiscono a una manciata di metri l'una dall'altra, a studiarsi. Sono due anni che i team si sfidano in tribunale, e la curiosità di vedersi dal vivo è troppa. Perché anche Alinghi ha parecchi effetti speciali. La sua risposta a Godzilla è un finto catamarano: la struttura è quella di un trimarano ma lo scafo centrale è sostituito da una spina dorsale in carbonio che non tocca l'acqua. In questo modo può fare conto su un piano velico tradizionale, più grande di quello di Oracle. Eburneo e lineare, è senza dubbio più elegante a vedersi. E comunque non meno avveniristico, composto com'è di materiali aerospaziali già collaudati in Formula 1. Gli ingegneri e i designer si divertono a stupire: "Pensate che l'albero pesa sullo scafo quanto cinquanta suv messi uno sull'altro, e tutto il peso finisce per concentrarsi su una sfera delle dimensioni di una pallina da tennis", dicono come fossero prestigiatori. La splendente bellezza di Alinghi è deturpata da un'inguardabile marmitta che spunta, spudorata, a poppavia. Quella di Oracle, almeno, è nascosta. Già, perché queste barche sono costrette a imbarcare un motore gigantesco (160 cavalli) per poter manovrare le proprie vele.
Giusto il tempo di accorgersi di quello che sta succedendo, che l'orizzonte è di nuovo sgombro e in acqua sono rimaste solo le scie. Ed è quasi rassicurante, in questo momento così particolare, scontrarsi contro lo sguardo un po' sperduto di Russell e rendersi conto il fatalismo del marinaio è ancora più forte dei milioni di euro, di Godzilla e dei motori. Impressioni, Russell? "Con meno vento vincono loro, con più vento vinciamo noi. Alla fine deciderà tutto il vento, come sempre".

Steve Mc Curry

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Una mostra da non perdere assolutamente,
fino al 31 gennaio a Milano al
Palazzo della Ragione